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Vado a vivere da solo Come tornare single e sopravvivere!

Una trombamicizia non fa primavera

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Febbraio 6, 2019

Solo qualche anno fa, facevo qualche riflessione sulla trombamicizia, ritenendola una condizione più ambita dai maschietti che dalle femminucce. Avendo ormai superato la gavetta in questo pazzo pazzo mondo single, devo dire che è arrivato il momento di ricredermi, ovvero che ormai è frequente imbattersi in situazioni dove magari è l’uomo a nevrotizzarsi per la doppia spunta su Whatsapp che tarda ad arrivare, o a fare le scenate per reclamare attenzioni, mentre la donna invita a vivere il rapporto in modo più easy, non disdegnando di guardarsi continuamente attorno per saltare su una piattaforma più alta, come un Super Mario in sottoveste.

nani da giardinoForse la parola chiave di tutto ciò è la disillusione che caratterizza ormai il modo contemporaneo dei single. A una certa età, e dopo qualche batosta, anche la donna è propensa a mettere temporaneamente in soffitta la statuetta del principe azzurro per rispolverare quelle dei nani da giardino. Perché i nani si sa, qualche dote nascosta ce l’hanno.

Niente da obiettare, ci sono trombamicizie riempitive (in tutti i sensi) che possono durare anni, l’unica controindicazione è che a furia di adattarsi a vivere come polli da cortile, diventa sempre più difficile poi immaginarsi a volare. Ci si nasconde dietro le ferite che ci ha provocato l’ammore nelle nostre vite precedenti, ci si consola immaginando che il mondo che ci circonda sia prevalentemente popolato da casi umani e persone psicopatiche. Si gode dei fallimenti delle coppie che abbiamo intorno, gioendo maleficamente dei loro litigi, o del loro appiattimento, per sentirci migliori.

selfie foto profilo facebookE a quel punto ci sembra di guardare il mondo dall’alto, noi che siamo così furbi da limitarci a 18 centimetri di cavità da riempire, o di tronchetti della felicità da introdurre. Noi che ormai sappiamo rimediare incontri per sesso, rispolverare numeri persi nelle agendine, riscaldare chili di minestre riscaldate dei bei tempi che furono, o essere disinvolti nel cercare nuove amicizie sui social.

Ma miei cari Bel Ami, questa cinica euforia serve spesso a mascherare la frustrazione di non essere più capaci a volare, a dare tutto noi stessi, a progettare una vita più grande di noi. Perché a furia di vivere in modalità “risparmio energetico”, poi non si riesce più a far accendere le lampadine. Perché il cuore sembra la candela bagnata di un vecchio Garelli, che hai voglia a stantuffare sul pedale dell’accensione, non ne vuole sapere di partire.

Evviva quindi la trombamicizia, quando è terapeutica, quando è meglio di niente, quando ci aiuta a riapprocciarci alla vita dopo un periodo buio. Ma non facciamo l’errore di vederla come un miraggio di singlitudine, un fine ultimo, una condizione ideale: perché nella vita ci si abitua a tutto, e a forza di abituarsi si può perdere la memoria, quella memoria che ci vorrebbe raccontare che un tempo desideravamo qualcosa di più. Che un tempo, eravamo qualcosa di più. Come diceva Aristotele, “come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno”.

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