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Vado a vivere da solo Come tornare single e sopravvivere!
sneet

Sapevi di essere uno sneet, vero?

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Agosto 14, 2016

Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema non faccio sport: così cantavano i CCCP nella loro profetica “Io sto bene” del 1985. Profetica perchè queste parole sembrano oggi l’inno dei neet (Not engaged in Education, Employment or Training), definizione usata nel mondo del lavoro per quei tanti che in questo momento di crisi si sono ritirati a vita privata: non cercano un lavoro, non studiano, non proseguono nella propria formazione.

Chi sono gli sneet

E dato che le cose della vita sono sempre collegate tra loro, questa precarietà esistenziale inevitabilmente si riflette anche sul lato sentimentale, e quindi è il momento degli sneet (Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying). Come recita la definizione, parliamo di single che non cercano, non si aspettano nulla, non sono neanche più interessati a flirtare. Una categoria in aumento esponenziale dato che i single italiani sono oltre il 40 per cento in più rispetto a dieci anni fa, ovvero sette milioni e 700 mila circa.

Essere single oggi è una scelta

zitellaSe fino a non troppo tempo fa la parola single evocava la zitella disperata e pronta a scendere a qualsiasi compromesso pur di uscire da quello che era considerato un “limbo sociale”, status riprovevole fatto di sguardi di commiserazione da parte di parenti e amici, oggi stare soli diventa sempre di più una scelta consapevole e desiderata.

Un po’ perchè il panorama umano intorno a noi è desolante, un po’ perchè non siamo più disposti a scendere a compromessi, un po’ perchè è cambiato il modello che ci viene proposto.

Ma, come per i neet, credo che fondamentalmente questo sia un periodo di generale sconforto, grande stanchezza e di poca forza vitale. E’ sempre più difficile avere la voglia di confrontarsi seriamente con il prossimo, e avere una relazione stabile inevitabilmente implica un grande lavoro di accettazione, sopportazione, voglia di superare la propria comfort zone per investire in qualcosa che implichi anche un minimo di impegno.

Sneet: più liberi o più svogliati?

single sneetIn questo lungo momento di crisi gli orizzonti si restringono, si vola bassi, si preferisce ordinare una pizza da asporto da mangiare sul divano piuttosto che rischiare di incontrare l’ennesimo caso umano che ci contatta su TinderStare in casa is the new uscire, è il motto preferito dei pantofolai 2.0 che preferiscono la chat o la telefonata con l’amica virtuale che comprende tutte le loro paranoie alla fastidiosa incognita di trovarsi al tavolo con un’umana (magari rompicoglioni o puzzolente) che potrebbe annoiarli o metterli in discussione. E dalli e dalli, alla fine non si piange neanche più, come cantava il Vasco nazionale.

Questa scelta di non confronto, per quanto ce la possiamo cantare e suonare, è in fondo una resa. Una resa piacevole per carità, fatta di abitudini finalmente incontrastate, allietata da tutti i frizzi, lazzi, sghiribizzi che siamo in grado di partorire, ma che può prendere il retrogusto amaro della solitudine e dove l’amore è il grande assente, quasi debba essere relegato ai dvd della Disney.

E dato che io sono un disneyano convinto, dico sempre che se un grande errore è quello di vivere una vita di coppia insoddisfacente, un grandissimo errore è quello di non credere più a niente. Non parlo di matrimoni o relazioni, intendo perdere quella voglia di conoscere, di stupirsi e di mettersi in gioco. Anche a costo di rischiare continuamente, di prendere sonori schiaffoni, di passare serate imbarazzanti o di dirsi “alla mia età non posso fare ancora questa cazzate”.

C’è chi diventa sneet perchè ha avuto una sola grande batosta e allora si ritira a vita solitaria, e chi lo diventa perchè ha appecorato mezzo mondo e non è riuscito a trovarvi qualcosa di interessante. Sono entrambe condizioni perdenti, non perchè da soli si stia male, anzi, ma perchè se questa convinzione si incancrenisce ci fa invecchiare anzitempo, trasformandoci in creature solitarie che non sono più in grado nè di prendere nè di dare e alla fine non si piange neanche più, ribadisco. Fanculo, vedete di piangere un po’ di più e chissenefotte se il vostro cuoricino pallido e smunto prenderà qualche botta. Siamo ancora vivi…dico bene?

libro vado a vivere da solo

COMMENTI 3
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    Ottobre 27, 2017 at 3:52 pm
    Cristina Medici

    Dici benissimo. Marco. Il problema è ke nessuno ha piiu i cojones e nemmeno generosità d’animo per amare, dare….vivere…
    Infatti è il motivo per qui una donna come me , 40 anni passati ma piu attraente delle ventenni, bella testa, studii, forte, indipendente,, colta, sensibile, molto spiritosa e umile/modesta è ancora sola. E bisogna far pace con te stesso e il mondo ogni giorno, cerchi di rimanere ancora pulito e ingenuo anche se i tuoi ideali sono stati naturalmente stuprati da un mondo meschino, mediocre, cinico…. Riuscire arrivare la sera a casa con ancora la voglia di vivere piu intwnsamente che mai…..credo si possa chiamare donna/uomo “di successo””. Tutto il resto e veramente noia. Irelevante.

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    Ottobre 27, 2017 at 4:19 pm
    Cristina Medici

    E comunque solo grazie alla forza interiore ke alla fine malgrado single si riesce a vivere veramente la vita, solo qualità, a goderselà fino in fondo, piu di quelli ke apparentemente hanno tutto che poi invece tutto questo “tutto” è semplicemente un vuoto desolante 🙂
    Ergo… in barba al mondo io selgo la felicitå!

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    Ottobre 27, 2017 at 5:04 pm
    Cristina Medici

    E già che ci sono mi tengo pure gli ideali!! :))
    Bell articolo…

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