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Come tornare single e sopravvivere
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Prima che Godzilla arrivi

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Novembre 18, 2018

Quando ero piccolo ero ossessionato dal pensiero di un gigantesco tirannosauro alto quanto 100 palazzi, che ogni giorno muoveva un impercettibile ma inesorabile passo verso di me, ovunque io potessi essere. E immaginavo dove mi sarei potuto nascondere: sotto il mare, tra i ghiacci, nel deserto, ma sapevo che mi avrebbe trovato sempre. Sicuramente mi sarà rimasta impressa qualche immagine di Godzilla e dei monster movie che andavano negli anni settanta, e l’avrò usata per dare forma alle mie paure infantili.

godzillaProbabilmente non sapevo neanche di pensare alla morte, ma di sicuro pensavo a qualcosa che volesse  bloccarmi, impedire il mio sogno di vedere tutte le città del mondo o di fare tutte quelle cose meravigliose che adesso neanche riesco a ricordare.

Oggi, a 47 anni appena suonati, realizzo che quel gigantesco mostrone non è un qualcosa che viene da fuori a cercarci, ma probabilmente lo abbiamo dentro. Ora che sono single e vivo da solo da diversi anni, pur continuando nel mio piccolo a emozionarmi come un fringuello e a cercare di godermi un po’ la vita, non riesco più a trovare i grandi sogni, le ambizioni, quella volontà di potenza creativa che inseguivo con l’assoluta certezza della sua inesauribilità. Non proprio la morte col mantello e la falce, ma qualcosa che in piccolo le si avvicina.

Paradossalmente, sono tornato single proprio perché avvertivo l’ansia che mi mancasse qualcosa di magico, come Capossela quando dice “dov’è che abbiam ceduto il capo al sonno, al vapore alla cucina al caldo al televisore, tu in un letto e lei in un altro. Dove quei bagliori visti da lontano, fuori in punta di pennello, tutto Napoleone dipinto in un bottone”. E oggi che posso, sempre con le parole del Vinicio nazionale, buttarmi a piedi pari nella vasca del Campari, comincio ad avvertire una diversa assenza.

Ora che, per la prima volta nella vita, vengo comunemente definito attraente (wow!), che posso scolpire in modo sempre più preciso ed efficace la statua di me stesso che avrei sempre voluto scolpire, ora che mi sono liberato di alcuni dei lacci psicologici che mi imbrigliavano, sono finalmente libero di andare, ma non so più bene dove.

Franco CalifanoSarà che mi confronto quotidianamente (anche grazie al mio gruppo Facebook per single) con persone che hanno abbassato i propri orizzonti, impegnate a sopravvivere in un mondo da manuale dei disturbi mentali. Che ascolto storie il cui lieto fine consiste nel non ricevere troppi traumi, nel non commettere all’infinito gli stessi errori.

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Oppure sarà che tutto l’amore ricevuto nella vita inizia un po’ a perdere la sua spinta propulsiva, man mano che il mio Shuttle si allontana da quell’atmosfera. Insomma, il famoso “tempo piccolo” cantato dal Califfo (RIP) che tutto vede e tutto conosce, e al quale non so se saprò e vorrò mai adattarmi veramente.

Si avvicina un’età importante, con domande nuove e diverse, con un futuro che in questo momento è di nuovo una tela bianca e io che devo iniziare a scegliere i tubetti di colori che non potrò più cancellare con la stessa facilità di un tempo. Quindi cosa voglio davvero che accada, prima che il tirannosauro mi raggiunga? Di quali grandiosità non voglio perdere l’appetito? Cercherò una vitale sofferenza o l’assenza di essa? E soprattutto: saprò mai rispondere con esattezza a queste domande?

Di sicuro so che la mia inquietudine continuerà sempre a non farmi dormire troppo comodo, ma forse un giorno smetterò di temere il mostro che ho creato, andrò io verso di lui e gli dirò: “ok, eccomi dunque, che famo?“. E probabilmente in quel momento realizzerò, dopo una vita, che era solo una lucertola. E magari potrò accarezzarla con tenerezza questa compagna di lunga data, prima di vederla scomparire in qualche anfratto e andarsene per sempre.

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