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Come tornare single e sopravvivere
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Le nevrosi del vivere da soli

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Ottobre 14, 2017

Sfatiamo un mito una volta per tutte: vivere da soli non è facile. Certamente è meglio che vivere dentro situazioni esplosive o strazianti, ma non è sempre il mito libertario che molti family men immaginano. Nel mio caso, a seconda dei periodi, vivere da solo significa non avere protezioni contro il mio supernemico supercattivo: me stesso, ovviamente.

Che entrino le nevrosi siori!

paura di vivere da soliIn alcuni momenti ansienevrosi spuntano fuori come funghi in un bosco dopo la pioggia, e la mancanza di una controparte lucida le rende esplosive.

Senti un grido fuori ed è subito stupro, un rumore d’acqua è un’infiltrazione che ti sta fracicando il tetto, una faccia sospetta davanti a casa ed è subito il palo di una temuta gang di scassinatori, per dirne solo qualcuna. E si fa presto da brillanti single a trasformarsi in “anziani” che auscultano, spiano, controllano, sorvegliano, trattengono il respiro nella notte per capire le origini di luci e suoni.

In alcuni periodi capita anche a me, avvolto da una barriera di protezione bohemiènne fatta di bicchierini di vodka lanciati alle spalle e polverosi tanghi suonati ad alto volume, che rendono la realtà più carina. Ma anche anzianizzato da gocce di valeriana e tappi per  le orecchie.

Perché non hai nessuno accanto che ti dica “niente paura” (leggiti anche questo post), non hai un bambino da proteggere con la tua lucidità, non hai un maggiordomo che ti dica “ho provveduto Sir ad appendere le collane d’aglio alla porta, quindi stanotte i vampiri non entreranno”. Che l’ultima volta che un gancetto si è staccato di notte facendo un debole rumore e l’ho trovato sul pavimento NON ho pensato “si  è staccato il gancetto” ma ho controllato il soffitto per vedere se era caduto un oggetto misterioso dai palazzi alti sfondandomi il tetto.

Passa, ma se non passa fallo passare

Sono periodi, non è la vita, ma esistono anche questi aspetti. Poi sia chiaro, dopo qualche giorno ti fai una buona rasatura, ti tagli i capelli, ti vesti bene e le cose rientrano nei ranghi. Vedo questi periodi come delle curve, una sorta di bioritmi, che quando arrivano al fondo poi iniziano a risalire, ma occorre fare attenzione perché a seconda di come siamo fatti o di una situazione particolare, potrebbero non risalire mai.

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sabbie mobiliSe capisci di stare nella palude cerca di cambiare qualcosa, introduci nuovi diversivi e abitudini, trovati una nuova amica, trova nuovi amici, fai un corso di uncinetto, iscriviti a una palestra di krav maga, fai quello che cavolo vuoi ma lancia le tue corde per uscire dalle sabbie.

E proprio in queste situazioni cerca di lavorare un po’ per togliere le dipendenze: alcool, sigarette, medicinali, cibo spazzatura. Questi falsi amici sono solo zavorra che ti renderà più difficile uscire dal fango.

E se tutto questo non basta, non vergognarti a chiedere aiuto. Non sei pazzo, la vita non è finita, non c’è un cappio che si sta stringendo: devi solo guardare le cose da una prospettiva diversa e ridimensionare tutti i casini che hai nella testa. Ironia ragazzi, ironia. Si può ridere del mondo e persino di noi stessi se siamo bravi…e una volta che ridiamo siamo fuori per metà!

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COMMENTI 1
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    Ottobre 16, 2017 at 9:41 pm
    Cristina Medici

    Non riesco nemmeno immaginare non avererne i periodi della “buona rasatura”…non si puo sopravvivere veramente seza. Complimenti, hai descritto perfettamente la mia realtà…quindi…tutto regolare … :))

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