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Come tornare single e sopravvivere
guaritore e ferito

Guaritore o ferito. Che tipo sei?

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Giugno 30, 2018
Qualche giorno fa ho postato l’immagine che vedete qui sotto nel gruppo per single di Vado a vivere da solo, chiedendo: in quale delle due figure vi rivedete? Come prevedibile, è stato un plebiscito: praticamente tutti hanno dichiarato di essere dei FI. Sicuramente a una prima occhiata sembra una orgogliosa contrapposizione “persona forte” VS “persona...
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Qualche giorno fa ho postato l’immagine che vedete qui sotto nel gruppo per single di Vado a vivere da solo, chiedendo: in quale delle due figure vi rivedete?

guaritore

Come prevedibile, è stato un plebiscito: praticamente tutti hanno dichiarato di essere dei FI. Sicuramente a una prima occhiata sembra una orgogliosa contrapposizione “persona forte” VS “persona debole”, ma dato che io adoro complicare le cose, ci ho visto dell’altro.

Le due figure non sono banalmente un forte e un debole, o un buono e un cattivo, ma sono un guaritore (forse sarebbe più fico dire curandero) e un ferito. E tra di loro esiste un rapporto di codipendenza che non è possibile liquidare così facilmente. Credo che spesso nei nostri rapporti ci siamo fossilizzati in uno di questi due ruoli, anche senza accorgercene, creando pesanti squilibri.

tatuaggio frecciaIl guaritore adora il ferito, perché prendendosi cura della sua singola freccia, dimentica le sue. Ma è un rapporto non equilibrato, perché non prende abbastanza energia da questa modalità a senso unico, e dopo un po’ inizia a deperire.

Il ferito invece, prende tanta energia da queste amorevoli cure, ma non riesce mai a distogliersi dalla sua unica freccia per occuparsi di quelle del guaritore, e quindi non si libera mai del suo male.

Sono due atteggiamenti sbagliati, il guaritore sbaglia perché dovrebbe iniziare ad occuparsi delle sue frecce, e non di quelle altrui (ma forse ha troppa paura di fare questo, oppure semplicemente non riesce a visualizzarle perché le ha simbolicamente dietro la schiena). Il ferito sbaglia, perché concentrandosi in modo morboso sulla sua ferita chiedendo di curarla, non riesce mai a distrarsene, e prima o poi incolperà anche il guaritore di non averlo guarito.

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Occorre quindi evitare di incasellarsi in una sola figura, perché serve avere invece un sano equilibrio tra FE e FI, ovvero la capacità di dare energia per distogliersi dai propri mali, e quella di prendere energia, per ritrovare potenza. Nella vita non si può solo inspirare o solo espirare, solo chiedere o solo dare, oppure solo mangiare o solo andare in bagno: forse con queste similitudini spicciole riesco a rendere l’idea dell’importanza di guarire ed essere guariti allo stesso tempo. Augh!

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COMMENTI 3
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    Giugno 30, 2018 at 7:59 am
    Maurizio Bottaro

    Io ritengo, divagando, che l’energia che lega entrambi i personaggi debba essere “circolare”.
    Questo è un termine che utilizza il maestro di ballo per definire come dovrebbe essere la dinamica in una coppia di ballo. Il ballerino non può ballare da solo. Idem la ballerina. L.’energia prodotta dal cavaliere, in termini di movimenti lineari è trasformata dalla dama in movimenti circolari. I movimenti circolari della dama avranno come risultato i movimenti lineari del cavaliere. Se uno dei due, o entrambi, spezzano questa catena, dando energia senza assorbirne , o viceversa assorbirne senza rilasciarne, il movimento di spezza, la catena si interrompe.

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    Giugno 30, 2018 at 12:21 pm

    Ora che abbiamo letto la soluzione è però tutto più facile, a chi non verrebbe in mente di scrivere “dipende dalle circostanze che la vita ci fa incontrare lungo il nostro cammino” .
    E poi non mi piace definirmi in un unico modo per una banale azione!

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    Luglio 1, 2018 at 12:20 pm

    Il guaritore diventa “patologico” nel momento in cui, come consideri tu, si dedica agli altri per distogliere lo sguardo da se stesso. Questa è la famosa “sindrome della crocerossina”, comune soprattutto fra le donne ma riscontrabile anche nel genere maschile. I
    Il ferito invece diventa morboso quando non riesce a distogliere lo sguardo dalle sue sofferenze, rimanendo completamente in balia dell’aiuto altrui e ponendosi su un piano di subordinazione rispetto al fato, agli eventi casuali, alla disgrazia, alla sfortuna, al malocchio e chi più ne ha più ne metta.
    Sono assolutamente d’accordo con te sul fatto che fra i due estremi esista la normale via di mezzo, laddove in certi periodi della nostra vita siamo più propensi ad aiutare gli altri, accantonando per un attimo i nostri problemi e in certi altri abbiamo bisogno invece che qualcuno ci sostenga, che ci prenda per mano, che ci guidi verso il superamento di una fase di impasse.
    Trovo che questo post sia un interessante spunto di riflessione e di approfondimento.
    Bravo! 🙂

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